La condizione occupazionale dei laureati
Grazie ai dati dell'indagine svolta dal Consorzio Interuniversitario Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati è possibile elaborare molte informazioni, tra le quali, per citare solo alcuni esempi, il tipo di laurea con il più alto tasso di occupazione, le differenze salariali per genere, tipo di studi e contesto territoriale, le professioni occupate dopo la laurea e le caratteristiche del lavoro trovato, la scelta se restare a lavorare nel proprio territorio o trasferirsi all'estero.
Si presentano alcuni dei principali dati sulla condizione occupazionale per i laureati di secondo livello (magistrali o ciclo unico) in un ateneo veneto. Si tratta dei laureati intervistati nel 2022 ad uno o a tre anni dalla laurea.
Ad un anno dal conseguimento del titolo di studio terziario, il tasso di occupazione dei laureati STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) di secondo livello nei quattro Atenei veneti è complessivamente pari all'88%, quasi 13 punti percentuali in più rispetto ai laureati non STEM. In particolare, quasi la totalità dei laureati al corso di Informatica e tecnologie ICT trova lavoro, seguono gli ingegneri industriali e dell'informazione con il 92% dei casi. Viceversa, sebbene gli atenei veneti sono molto attrattivi per le loro lauree umanistiche ed economiche, un anno dopo la laurea il loro tasso di occupazione si ferma al 74%. Complessivamente, i maschi trovano più spesso lavoro delle loro coetanee: senza contare la suddivisione per area disciplinare, i laureati sono occupati dopo un anno dal titolo per l'84,3% rispetto al 76% delle laureate.
Le donne laureate prendono 240 euro in meno al mese dei colleghi maschi e guadagnano di meno qualsiasi laurea possiedano.
I titoli di studio più remunerativi sono quelli nell'ambito sanitario, agro-veterinario e quelli relativi alle discipline STEM.
Un giovane laureato in un ateneo veneto impiega 2 mesi per trovare il suo primo lavoro. Gli uomini sono impiegati più spesso delle donne a tempo indeterminato o in proprio e lavorano in professioni di più alto livello. Per citare alcuni dati: mentre un terzo dei laureati, dopo un anno che è uscito dall'università, è occupato con un contratto stabile, per le donne la quota si ferma ad un quarto, viceversa il 39,2% delle laureate trova un impiego precario a fronte del 26,3% dei loro colleghi.
Differenze di genere si trovano anche nelle caratteristiche dell'occupazione.
Sono di più gli uomini che lavorano in smart working, 33% rispetto al 23% delle donne, mentre quest'ultime più spesso usufruiscono della modalità part time, 21,3% contro il 9,8%. Gli occupati laureati lavorano in media 39 ore e le loro colleghe 34,5. Infine, sono il 9% i laureati che non lavorano, ma cercano rispetto al 13,5% delle donne.
Ma cosa pensano questi laureati della laurea acquisita rispetto al lavoro che hanno trovato? Ancora una volta, tra i laureati in un ateneo veneto, quelli che possiedono un titolo nel campo Sanitario e agro-veterinario o STEM sono quelli che considerano la propria laurea più efficace nel lavoro svolto, maggiormente adeguata la formazione professionale acquisita e utilizzano in misura elevata le competenze apprese durante il corso all'università. Le valutazioni più scarse provengono da coloro con una preparazione economica, giuridica e sociale. Complessivamente, la soddisfazione per il lavoro trovato è di 7,7 punti su 10.
Un ulteriore indice che misura la soddisfazione e la valutazione della laurea posseduta rispetto al lavoro trovato può essere data anche dalla quota di occupati laureati che cercano un altro impiego. Se si considerano tutti i laureati tale valore è pari al 20,5%, ma tale dato si compone da una volontà del 25% tra coloro che possiedono un titolo di studio nell'area artistica, letteraria ed educazione, del 23% tra chi ha una laurea economica, giuridica e sociale e scende al 18,4% e al 16% tra coloro che hanno, rispettivamente, una laurea sanitaria, agro-veterinaria o STEM.
Restare o partire... oltre il 75% dei laureati veneti resta a lavorare in Veneto
Dai dati del Consorzio Interuniversitario Almalaurea è possibile anche analizzare i progetti dei giovani al termine del loro percorso universitario e le effettive scelte nei primi anni di lavoro. Secondo l'indagine sulla condizione occupazionale dei laureati è possibile valutare la mobilità territoriale effettiva dei nostri giovani veneti che decidono di restare in Veneto a lavorare e di coloro che, invece, si spostano per un'occupazione fuori regione o si trasferiscono in un altro Paese, spostando così anche le loro potenzialità in paesi che solitamente sono già molto sviluppati e offrono altre prospettive.
I laureati di secondo livello del 2021 residenti in Veneto, intervistati nel 2022 ad un anno dalla laurea, restano a lavorare in Veneto per il 76,6% dei casi, il 19,7% trovano un impiego fuori in un'altra regione italiana e il 3,7% lavora all'estero.
La composizione per genere e luogo di lavoro cambia negli anni, in particolare nella scelta di trasferirsi fuori dall'Italia: se nel 2022 i laureati veneti dell'anno prima che dichiarano di lavorare all'estero sono per il 54% uomini e il rimanente 46% donne, le quote mutano in misura significativa se si considerano i dati dei laureati di tre anni prima che registrano, infatti, un valore per le laureate del 62,3% a fronte del 37,7% dei loro colleghi uomini. Anche tra coloro che lavorano in un'altra regione italiana, sebbene di poco, le quote per sesso si invertono in questi anni, rimanendo comunque attorno al 50%, mentre resta circa stabile la composizione per genere di chi si ferma a lavorare in Veneto pendendo verso una maggiore presenza femminile (intorno al 56-57%).
A uscire dalla regione sono soprattutto i veneti che hanno un indirizzo di studio STEM o economico, evidenziando una minore attrattività per il nostro Paese di coloro che intendono lavorare in questo settore. Tra tutti coloro che trovano lavoro fuori dall'Italia il 37,5% sono laureati in discipline STEM e il 46,4% hanno un titolo di studio attinente all'area economica, giuridica e sociale; più in dettaglio, tra chi lavora all'estero quasi il 28% ha una laurea in economia, il 16,2% in ingegneria industriale e dell'informazione, l'8,6% in architettura e ingegneria civile, il 7,1% di tipo scientifico e il 5,6% in informatica e tecnologie ICT. Tra i veneti che vanno a lavorare in un'altra regione il 35,8% hanno una laurea STEM e il 18,9% in economia. Chi ha un titolo terziario dell'area artistica, letteraria ed educazione o sanitaria e agro-veterinaria, resta, invece, soprattutto nella regione d'origine, ma non sono comunque pochi neanche i laureati in discipline economiche che trovano lavoro in Veneto (20,4%).
I gap più significativi per luogo di lavoro emergono soprattutto, però, nell'ambito della professione, della tipologia contrattuale e più in particolare ancora nella diffusione dello smart-working e nel salario.
Se nel complesso di questi laureati veneti, oltre la metà nel 2022 occupa una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione, questa quota varia dal 53,7% di coloro che si sono fermati a lavorare in Veneto al 56,9% di chi si è spostato in un'altra regione d'Italia al 63% di chi vive all'estero. E all'estero sono anche impiegati maggiormente con un contratto a tempo indeterminato, 50,4% fra chi si trasferisce fuori Italia, rispetto al 26,3% di chi resta in Veneto. Oltre il 60% di coloro che hanno trovato occupazione all'estero lavora in modalità smart contro il solo 22,3% in Veneto e il 42,1% in un'altra regione.
Le differenze più ampie si vedono nella retribuzione. Ad un anno dalla laurea chi ha un'occupazione in Veneto prende uno stipendio intorno ai 1.400 euro netti, poco inferiore a quello percepito se ci si sposta in un'altra regione italiana, ma molto più basso di quello guadagnato all'estero che è pari a 2mila euro. Inoltre, a tre anni dalla laurea, l'aumento di salario è evidente e corposo se si vive in un altro Paese, +400 euro, mentre per chi resta in Italia la crescita nella busta paga è di circa 100/150 euro. è chiaro che l'offerta di bassi salari, disallineati con i prezzi della vita quotidiana, può comportare modifiche nelle decisioni di spesa e degli stili di vita dei giovani, con riflessi sulla coesione sociale e la perdita di potenziali talenti.
Tutte le infografiche sono consultabili su: https://statistica.regione.veneto.it











