LE MANCATE VACANZE SEGNALI DI POVERTÀ O ESCLUSIONE SOCIALE
Per la maggior parte di noi, trascorrere le vacanze lontano da casa per una settimana, almeno una volta l'anno, è un fatto usuale. Nel 2023 in Italia non è così per il 32,3% della popolazione che dichiara di non aver risorse economiche sufficienti. La percentuale è in diminuzione rispetto al 2022 (34,2%) ma ancora distante dalla media europea (28,5%). Dando uno sguardo all'Europa, solo il 7,9% dei norvegesi dichiara questa difficoltà, tra i tedeschi il 22,8% e tra i francesi il 25,1%.
Nel nordest d'Italia la situazione è migliore infatti il problema riguarda meno di una famiglia su quattro (23,1%) quasi 10 punti percentuali di differenza con la media nazionale (33,5% delle famiglie).
Naturalmente le difficoltà riguardano soprattutto chi ha meno risorse (il 36,1% tra chi è a rischio povertà in Italia) e aumentano con il numero dei figli, tanto che quasi la metà delle famiglie con 3 o più figli minori dichiara di dover rinunciare alle vacanze. Il disagio è alto specie tra le famiglie monogenitoriali, indipendentemente dall'età dei figli.
La ricaduta maggiore grava sui bambini e ragazzi che sono privati di esperienze di svago e formative e vedono negato il loro diritto al gioco e al tempo libero, riconosciuto dalla convenzione Onu sui diritti dell'infanzia.
Fonte: Elaborazioni dell'Ufficio di Statistica della Regione del Veneto su dati Istat
Dover rinunciare alle vacanze per motivi economici, non poter permettersi un pasto adeguato, non riuscire a scaldare la casa e altri aspetti sono segnali di grave deprivazione materiale e sociale, che interessa il 4,7% della popolazione in Italia (il 2,2% in Veneto).
Deprivazione, povertà e bassa intensità lavorativa sono fenomeni monitorati dall'UE, singolarmente e in maniera congiunta per individuare le persone a rischio povertà o esclusione sociale1. Rispetto alla situazione del 2019, l'Europa si è data l'ambizioso obiettivo di ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale entro il 2030 (-16,3%).
Per questo indicatore arrivano segnali positivi dall'Italia, che nel 2023 vede scendere al 22,8% la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale rispetto al 24,4% del 2022 (circa un milione in meno di persone). Il dato rimane ancora più alto di quello europeo (21,4%), ma con un divario che seppur lentamente va assottigliandosi. Nei Paesi del Nord Europa il fenomeno è decisamente più contenuto (15,8% in Finlandia e in Norvegia, 18,4% in Svezia), in Francia si attesta al 20,4% e in Germania al 21,3%.
Fonte: Elaborazione dell'Ufficio Statistica della Regione del Veneto su dati Eurostat
In Veneto il rischio povertà o esclusione sociale nel 2023 rimane pressoché stabile al 14,1% della popolazione (14,8% nel 2022), coinvolgendo circa 700 mila persone.
Grazie alla ripresa economica e all'incremento dell'occupazione si evidenziano segnali positivi, dopo l'aumento della povertà registrato nel biennio 2020-2021 a causa della crisi conseguente alla pandemia, che ha vanificato i miglioramenti ottenuti tra il 2015 e il 2019. Il rischio di povertà o esclusione sociale, seppur in diminuzione, rimane ancora distante dai valori pre-Covid, essendo superiore di 4 punti percentuali rispetto al 10,3% nel 2019.
La situazione è decisamente migliore rispetto alla media italiana e il Veneto si trova all'undicesimo posto tra le regioni italiane, in linea con i valori di Umbria, Toscana, Marche, Piemonte, Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, ma distante dal 7,4% dell'Emilia Romagna o dal 5,8% della Provincia Autonoma di Bolzano.
Fonte: Elaborazione dell'Ufficio Statistica della Regione del Veneto su dati Istat
1 Rischio di povertà o di esclusione sociale - Europa 2030
Percentuale di persone che vivono in famiglie che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni:
- a rischio di povertà;
- in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale;
- a bassa intensità di lavoro.
Rischio di povertà - Percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito netto equivalente inferiore a una soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana del reddito nazionale equivalente dopo i trasferimenti sociali.
Grave deprivazione materiale e sociale - Percentuale di persone che registrano almeno sette segnali di deprivazione materiale e sociale su una lista di tredici (sette relativi alla famiglia e sei relativi all'individuo).
Segnali familiari:
1) non poter sostenere spese impreviste; 2) non potersi permettere una settimana di vacanza all'anno lontano da casa; 3) essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito; 4) non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano; 5) non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione; 6) non potersi permettere un'automobile; 7) non poter sostituire mobili danneggiati o fuori uso con altri in buono stato.
Segnali individuali:
8) non potersi permettere una connessione internet utilizzabile a casa; 9) non poter sostituire gli abiti consumati con capi di abbigliamento nuovi; 10) non potersi permettere due paia di scarpe in buone condizioni per tutti i giorni; 11) non potersi permettere di spendere quasi tutte le settimane una piccola somma di denaro per le proprie esigenze personali; 12) non potersi permettere di svolgere regolarmente attività di svago fuori casa a pagamento; 13) non potersi permettere di incontrare familiari e/o amici per bere o mangiare insieme almeno una volta al mese.
Bassa intensità di lavoro - Percentuale di persone 0-64 anni che vivono in nuclei familiari in cui gli adulti (18-64 anni) hanno lavorato un orario di lavoro pari o inferiore al 20% del loro totale potenziale. Tra gli adulti sono esclusi gli studenti 18-24 anni, i pensionati e gli inattivi 60-64 anni che vivono in famiglie dove la principale fonte di reddito è da pensione.











