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Il contrasto all’esclusione educativa inizia
dall’asilo nido

Tra i cinque Obiettivi Strategici di Policy dell’Unione europea che caratterizzano la Politica di Coesione 2021-2027, si colloca quello per un’“Europa più sociale e inclusiva”, che sostenga l'occupazione di qualità, l'istruzione, le competenze professionali, un equo accesso alla sanità e la promozione di una maggiore inclusione sociale. I servizi socio-educativi per la prima infanzia rappresentano un servizio assistenziale e di sostegno al lavoro femminile da un lato e un importante stimolo pedagogico per i bambini dall’altro. Proprio questo dualismo funzionale fa di questi servizi un elemento cardine delle politiche di inclusione. Già nel 2002 il Consiglio europeo ha stabilito per tutti i Paesi europei l’obiettivo di offrire un posto nell’asilo nido, o negli altri servizi alla prima infanzia, ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni entro il 2010; oggi, il Piano asili nido, contenuto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza mira a rafforzare questo segmento educativo e a innalzare l’offerta.
In Veneto nel 2019 i posti disponibili nei servizi per la prima infanzia sono 30,6 ogni 100 bambini di 0-2 anni, più che a livello nazionale (26,9%). Si tratta di un dato medio che sintetizza situazioni molto diverse sul territorio. Se nelle città l’offerta di servizi è più sviluppata, allontanandoci dai centri la presenza diminuisce: i comuni capoluogo di provincia hanno, nel complesso, una dotazione che supera di 13 punti percentuali quella media del resto dei comuni (41,4% vs 28,2%). Va detto che, attraverso forme associative o accordi intercomunali, un comune che non ha posti sufficienti può offrire ai propri residenti l’accoglienza in una struttura di un comune limitrofo.
Ancora meno diffuso il servizio nelle Aree interne, dove la domanda debole e dispersa ha storicamente limitato lo sviluppo di una rete di servizi. Nelle Aree interne del Veneto la dotazione di posti per i servizi della prima infanzia va dal 20% al 25%, con eccezione dell’Area interna dell’Unione Montana Comelico che risulta non avere il servizio. Più nello specifico, nei comuni intermedi il tasso di copertura è in media il 26,4%, mentre in quelli periferici scende al 18,9%. Le Aree interne, proprio perché territori fragili e particolarmente svantaggiati, soggetti a declino demografico e distanti dai centri principali di offerta dei servizi essenziali, sono destinatarie di fondi ad hoc.
L’offerta negli ultimi 5 anni è comunque aumentata sia in Italia che in Veneto: nel 2014 la copertura media in Italia si fermava al 22,8%, al 25,0% quella veneta. Parte del miglioramento è dovuto però alla diminuzione del numero di bambini nella fascia 0-2 anni, passato nella nostra regione da 131.059 a 101.424 (-23%).

Dal lato della domanda, nel 2019 complessivamente in Italia frequenta un servizio educativo pubblico o privato il 26,3% dei bambini sotto i 3 anni, nel Nord-Italia il 29,3%, contro una media europea del 35,5%. I genitori che scelgono di far partecipare il proprio figlio al nido hanno in genere una buona consapevolezza dell’importanza del suo ruolo educativo e socializzante: in Veneto nel 2019 queste due motivazioni sono indicate dal 65,8% dei genitori, dato in linea con la media italiana (64,7%). Per il rimanente 34,2% la motivazione alla frequenza del nido attiene al sostegno alla genitorialità e al supporto alla cura (“Nessun familiare lo può accudire”). Per quei genitori che non scelgono il nido, invece, la mancata partecipazione viene motivata, da oltre la metà di loro, principalmente con la presenza di un’alternativa familiare per l’accudimento del piccolo. Altre motivazioni oggettive indipendenti dalla famiglia, come il costo eccessivo, la lontananza, gli orari scomodi o la domanda rifiutata, riguardano complessivamente il 25% circa dei genitori (20% in Italia). I costi del servizio, in particolare, sono il fattore più frequente di questo gruppo di motivazioni (15,8%, 13% in Italia). Queste famiglie che individuano motivazioni oggettive sono parte di quella domanda potenziale che non viene soddisfatta.


  1. Regolamento (UE) 2021/1060; gli altri obiettivi sono: un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più vicina ai cittadini.
  2. I servizi alla prima infanzia includono, oltre ai nidi e ai micronidi: le sezioni primavera, gli spazi-gioco, i servizi in contesti domiciliari, i centri bambini-genitori. Nel 2019 i posti autorizzati nei nidi rappresentano il 92,5% dei posti complessivi in questo insieme di servizi.
  3. Le Aree interne si definiscono in base alla distanza dalla città e dal centro maggiore: i comuni intermedi distano tra i 20 e i 40 minuti dal polo più vicino; i comuni periferici tra i 40 e i 75 minuti dal polo più vicino; i comuni ultraperiferici oltre i 75 minuti.