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IL TURISMO IN VENETO NEL 1° TRIMESTRE 2021

Il primo trimestre 2021 si chiude per il turismo veneto con un -70% degli arrivi e un -69,9% delle presenze. Il confronto non regge con il 2020, che aveva ottenuto buoni risultati fino a febbraio, quando ha avuto inizio la pandemia. I flussi di marzo 2021 si dimostrano in forte crescita, ma il termine di paragone è un marzo 2020 di lockdown, cosicché è più opportuno osservare anche le variazioni rispetto alla situazione pre-pandemia: -86% degli arrivi e -77,1% delle presenze.

Trimestre Gennaio-Marzo 2021

Tutte le destinazioni risentono del periodo di crisi, caratterizzato dall'impossibilità di varcare i confini regionali, e pure quelli comunali durante le festività. Il turismo in montagna, anche per la chiusura degli impianti di risalita durante le festività natalizie, ha una contrazione dei flussi pesante, con la perdita complessiva di 913 mila presenze rispetto alla stagione invernale a cavallo tra 2019 e 2020 (-66,8%). Le città d'arte segnano le perdite numericamente più rilevanti (rispetto al 2019, 16,6 milioni di presenze in meno nel 2020 e altri 3,3 nel primo trimestre 2021). Ma anche le terme, la cui clientela solitamente sfrutta la stagione invernale per rigenerarsi, perdono nel 1° trimestre quasi mezzo milione di pernottamenti, rispetto allo stesso periodo del 2019, ultimo anno di normalità.
Le strutture extralberghiere venete nei primi tre mesi dell'anno hanno avuto delle perdite importanti delle presenze, ma meno rilevanti di quelle subìte dal comparto alberghiero. Tali riduzioni portano ora le strutture alberghiere e quelle extralberghiere a registrare lo stesso numero di presenze (mentre nel 1° trim. 2020 il comparto alberghiero registrava il doppio delle presenze extralberghiere).
Nel complesso, le presenze straniere sono praticamente annullate, quelle italiane dimezzate.
Per un approfondimento si possono consultare le tabelle sul movimento turistico nel 1° trimestre 2021, confrontato con lo stesso periodo del 2020 e del 2019:

Anno 2020

L'anno 2020 si chiude per il turismo con perdite elevate, riassunte da un -61,1% degli arrivi e un -54,4% delle presenze, cioè dei pernottamenti. Ciò è dovuto soprattutto alla forte riduzione di turisti stranieri, che per il Veneto nel 2019 rappresentavano il 65,3% dei visitatori, e le cui presenze nel 2020 si contraggono del 68,3%, mentre quelle nazionali calano del 25,3%, nonostante i segni positivi di agosto (+8,6%) e di settembre (+0,5%).
Il 2020 era iniziato bene per il turismo veneto (gennaio +8,1% di presenze, febbraio +2,1%), ma poi la pandemia, il lockdown e le successive limitazioni agli spostamenti hanno determinato il crollo dei flussi turistici: marzo (-83,7%), aprile (-95,7%), maggio (-93,4%), giugno (-79%). A luglio inizia la ripresa, con numeri che comunque rappresentano la metà di quelli registrati a luglio 2019, ad agosto le presenze segnano un -28%, a settembre -31,9%, ad ottobre -58,7%, a novembre -73,3%, a dicembre -74,5%.
Tutte le destinazioni hanno risentito del periodo di crisi. Le città d'arte e le località termali appaiono le più colpite con una perdita delle presenze turistiche superiore al 65%: nel corso dell'anno le città d'arte hanno registrato 16,6 milioni di presenze in meno, la sola città di Venezia ne ha perse 9,4 milioni passando da 13 a 3,6 milioni (-72,5%); alle terme risultano 2,1 milioni di presenze in meno, cifra molto importante per questa tipologia di destinazione (-66,1%). La stagione balneare si conclude con flussi turistici molto inferiori a quelli usuali (11,6 milioni di presenze in meno), riassunti da un -45,9%. I pernottamenti nelle località del lago di Garda sono più che dimezzati (-56,6%), 7,4 milioni in meno. Il turismo in montagna ha avuto un buon avvio del 2020 prima della pandemia e perdite lievi in estate, all'insegna del distanziamento, ma la contrazione dei flussi è comunque pesante e pari a -24,2%, anche per l'impatto della chiusura degli impianti di risalita durante le festività natalizie.
Le strutture extralberghiere nell'anno 2020 hanno avuto delle perdite importanti (arrivi -54,7% e presenze -48,9%), ma meno rilevanti di quelle subìte dal comparto alberghiero (arrivi -64,7% e presenze -60,8%).
L'area del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che l'UNESCO ha dichiarato patrimonio dell'Umanità, registra nel 2020 un dimezzamento dei flussi turistici (-53,1% degli arrivi e -45,6% delle presenze).
Per un approfondimento si possono consultare le tabelle sul movimento turistico dell'anno 2020, confrontato con l'anno precedente:


Inoltre, la banca dati sul turismo è consultabile a