I Brics, potenza economica e demografica
Lo sviluppo economico
Nel 1991 il Prodotto Interno Lordo dei paesi Brics rappresentava il 16% del Pil mondiale, nel 2010 rappresenta il 26% e nel 2017, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, rappresenter� il 32%. Basterebbero queste tre semplici informazioni per descrivere il ruolo passato, presente e futuro dei Brics, tanto da interrogarsi se l'appellativo "emergenti" possa ormai essere sostituito con "economie emerse". Sicuramente sono India e Cina a giocare il ruolo pi� importante e a rappresentare il traino per l'economia mondiale: secondo le ultime stime del FMI, nel 2017 il peso della Cina, in termini di prodotto interno lordo, superer� addirittura quello degli Stati Uniti d'America.
La crescita del Pil nei Brics in questi anni ha seguito logiche molto diverse da quelle dei paesi ad economia avanzata. Dal 2003, la variazione percentuale del prodotto interno lordo cinese cresce a due cifre (+10% nel 2003 e 2004, 14% nel 2007), in India e in Russia nel periodo pre-crisi si aggirava fra il 7% e il 10%. Il Sudafrica e il Brasile si mantengono su livelli inferiori, pur registrando picchi di crescita pari al 6%. La crisi economica ha poi colpito anche i Brics, ma con intensit� diverse. Cina e India hanno semplicemente rallentato lo sviluppo, ma il prodotto interno lordo ha comunque continuato a crescere con tassi compresi fra il 6% e il 11%. Brasile, Sudafrica e soprattutto Russia sono invece entrati in campo negativo e il 2009 ha segnato un momento di decrescita dopo anni di forte sviluppo economico. La ripresa, tuttavia, non ha tardato ad arrivare e, nel 2010, tutti i paesi hanno recuperato parte delle perdite registrate l'anno precedente, mostrando una capacit� di rilancio che non appartiene alle economie occidentali.
Le economie dei Brics sono caratterizzate anche da una forte propensione verso gli investimenti: nel 2010 la Cina ha investito il 48% del Pil, l'India il 36%, il Brasile e la Russia il 20-21%: per avere un termine di paragone, gli Stati Uniti d'America hanno investito il 16% del Pil, l'Italia il 20%. Le previsioni per i prossimi anni parlano di ulteriori aumenti per Brasile, Russia e Sudafrica e di una relativa stagnazione per India e Cina.
L'importanza economica dei Brics emerge anche dal ruolo nel commercio mondiale. A partire dal 2002 il valore degli scambi commerciali � aumentato significativamente, tanto che la Cina � diventato il primo paese nella graduatoria delle esportazioni mondiali di merci e il secondo in quella delle importazioni dopo gli Stati Uniti. Complessivamente, i paesi Brics muovono il 16% delle esportazioni mondiali e il 15% delle importazioni. Questi valori assumono ancora pi� significato se confrontati con quelli relativi agli inizi del nuovo millennio: nel giro di dieci anni il peso dei Brics nel commercio mondiale � pi� che raddoppiato, passando dal 7% al 16% per le esportazioni e dal 6% al 15% per le importazioni.
Oltre che nel commercio internazionale di merci, i paesi Brics sono in fase di espansione anche per quanto riguarda l'interscambio di servizi. Cina e India sono nuovamente il traino delle economie emergenti: se la Cina nel 2000 era al 13� posto nella graduatoria dei paesi esportatori di servizi, nel 2010 diventa la quarta, cos� come l'India passa dalla 25esima posizione alla settima. Parallelamente, la Cina � al terzo posto nella classifica dei paesi importatori (era decima nel 2000) e l'India al settimo. Nel complesso, dai paesi Brics partono il 10% delle esportazioni di servizi e arriva il 13% delle importazioni.
(Figura 14.1.1)
Lo sviluppo demografico
Nei Brics vivono quasi tre miliardi di persone, pari al 43% della popolazione mondiale: si pu� affermare che la prima vera forza di questi territori sia proprio il potenziale umano. Si tratta di popolazioni giovani, che negli ultimi anni hanno visto migliorare le proprie condizioni di vita e che gradualmente hanno abbandonato le zone rurali, per vivere in territori sempre pi� urbanizzati. In poco tempo, stanno diventando i nuovi consumatori a cui i mercati occidentali si devono rivolgere per poter guadagnare un'importante fetta di mercato.
Negli ultimi decenni, i Brics hanno attraversato periodi di grande sviluppo demografico, tanto da spingere alcuni governi ad introdurre delle politiche di contenimento delle nascite; questo ha portato ad un rallentamento della crescita, anche se il trend si mantiene tuttora positivo. La Cina rappresenta sicuramente uno dei casi pi� significativi. Agli inizi degli anni '50 il tasso di crescita annuo della popolazione era pari al 2%, arrivando a sfiorare il 3% fra il 1965 e il 1970 a seguito di un baby boom. Successivamente, con l'introduzione di una politica di pianificazione familiare pi� rigida, il numero medio di figli per donna � sceso dal 6,1 del 1950 all'1,6 del 2010 e il tasso di crescita annuo della popolazione ha iniziato a rallentare fino a raggiungere nel quinquennio 2005-2010 lo 0,5%. Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione cinese continuer� a crescere fino al 2020-25, superando il miliardo e 395 milioni di abitanti, per poi iniziare una nuova fase di stagnazione e poi di decrescita.
In India, la popolazione ha superato nel 2010 quota un miliardo e 200 milioni e nel 2050 sfiorer� il miliardo e 700 milioni. Fra i Brics, � in assoluto il paese con il tasso di crescita pi� elevato. Come in Cina, anche in India a partire dagli anni '50 sono state introdotte politiche di contenimento delle nascite, che prevedevano oltre a campagne di sensibilizzazione anche vere e proprie campagne di sterilizzazione. Ancora oggi, il numero medio di figli per donna rimane attorno a tre e il governo continua a incentivare le famiglie poco numerose tramite sostegni economici.
In Sudafrica il tasso di crescita della popolazione � iniziato a scendere a partire dagli anni '90, a seguito di un rapido calo dei tassi di natalit�. Le stime pi� recenti prevedono comunque che nei prossimi 40 anni la popolazione continuer� a mantenere un tasso di crescita positivo. Anche in Brasile, il calo della fecondit� � stato molto veloce: dai 6 figli per donna del 1950 all'1,9 del 2010, valore inferiore al livello di sostituzione di due figli per donna. Questo fenomeno ha portato ad una significativa diminuzione del tasso annuo di crescita, nonostante nel 2010 il Brasile rimanga fra i paesi Brics con il pi� alto sviluppo demografico dopo l'India.
In questo contesto, la Russia presenta un'evoluzione molto diversa: a seguito della caduta dell'ex URSS, il paese ha subito un periodo di forte contrazione economica, che ha portato ad un peggioramento delle condizioni di vita. Basti pensare che alla fine degli anni '80 la speranza di vita alla nascita sfiorava i 70 anni, mentre agli inizi del nuovo millennio non raggiungeva i 65 anni. La popolazione � quindi diminuita velocemente, perdendo nel giro di quindici anni quasi 6 milioni di abitanti.
(Figura 14.1.2)
Questi diversi trend di crescita determinano peculiari strutture demografiche della popolazione per sesso ed et�. India e Sudafrica, ad esempio, presentano una classica forma piramidale: la quota di giovani � molto elevata a discapito della quota di anziani. Anche il Brasile presenta una popolazione piuttosto giovane, nonostante la struttura della popolazione si stia avvicinando a quella dei paesi occidentali, che sono caratterizzati da percentuali pi� alte di persone nelle fasce d'et� centrali e un peso limitato delle fasce giovani.
Molto diversa, invece, la struttura di Cina e Russia, che si presentano in continua evoluzione. La struttura demografica cinese riflette le politiche familiari introdotte per contenere l'aumento della popolazione: la fascia d'et� pi� popolosa � proprio quella fra i 35 e i 45 anni, che corrisponde al baby boom dei nati attorno agli anni '70. A seguito del controllo delle nascite, le classi d'et� pi� giovani sono meno numerose, con una leggera ripresa solamente nella fascia 20-24 anni: sono questi i nati attorno agli anni '90, quando le politiche familiari si sono allentate permettendo alle coppie di avere il secondo figlio.
La struttura demografica della Russia rispecchia, invece, il calo demografico registrato a seguito del peggioramento della qualit� della vita dovuto alla seconda guerra mondiale e al successivo crollo dell'Unione Sovietica.
Un altro fenomeno riscontrabile in tutti i Brics � la rapida urbanizzazione. Nel 1950 viveva nelle aree urbane il 12% dei cinesi e il 17% degli indiani: per avere un termine di confronto, in Italia questo valore raggiungeva il 54%. Diversa la situazione di Brasile, Russia e Sudafrica, dove la percentuale di popolazione urbana variava dal 36% al 44%. Dal 1950 al 2010 la situazione � profondamente mutata: il Brasile presenta il tasso di urbanizzazione pi� alto, con 8,4 persone su 10 che risiedono nelle citt� e a seguire la Russia con 7,4 persone su 10. Lo sviluppo urbano del Sudafrica ha subito una forte accelerazione solamente a partire dagli anni '90, mentre in Cina dagli anni '80: attualmente, 6,2 sudafricani su 10 vivono nelle aree urbane, mentre in Cina la quota scende a 5 abitanti su 10. Anche l'India ha risentito di questa spinta verso le citt�, ma con intensit� minori: pur essendo in costante crescita, la popolazione urbana supera di poco il 30%, mantenendosi ben al di sotto del livello medio degli altri Brics.
Non a caso, molte citt� dei Brics attualmente concorrono a pieno titolo nella classifica delle citt� pi� globali, secondo il ranking AtKearnet
(Nota 1), in termini di sviluppo economico, politico e socio-culturale; se le prime posizioni sono occupate saldamente da metropoli come New York, Londra, Parigi e Tokyo, le citt� dei paesi emergenti stanno guadagnando sempre pi� terreno: Pechino si posizione al 14� posto, non molto distante da Sydeny (12�) e Vienna (13�), Mosca � 19esima, Shanghai 21esima, appena sotto Berlino. Per trovare le prime citt� italiane nella classifica delle pi� globali, bisogna scorrere fino alla 28esima posizione (Roma) e fino alla 41esima (Milano). Considerando, poi, solo la vivacit� delle attivit� economiche, Pechino e Shanghai, risalgono velocemente la classifica, posizionandosi rispettivamente al sesto e al settimo posto, mentre la citt� indiana di Mumbai si distingue per il forte sviluppo registrato in pochi anni. D'altra parte, queste metropoli sono ancora carenti sul fronte delle dimensioni non economiche (cultura, capitale umano, politica) e rimangono penalizzate nei confronti delle citt� occidentali pi� globalizzate.
Il fenomeno dell'urbanizzazione ha portato benefici anche sulle condizioni di vita della popolazione. La speranza di vita alla nascita, che nel 1950 non superava i 38 anni in India, i 45 in Cina e in Sudafrica e i 51 in Brasile, nel 2010 ha superato i 72 anni in Brasile e in Cina e si attesta attorno ai 64-68 anni in India e in Russia. Il Sudafrica sembra correre meno velocemente e nel 2010 si ferma a 51 anni.
(Figura 14.1.3)
Il mercato del lavoro
La partecipazione al mercato del lavoro nei Brics si mantiene pi� elevata di quella registrata nel nostro paese: escludendo il Sudafrica, secondo le stime dell'International Labour Organization (ILO), il tasso di occupazione della popolazione di 15 anni e pi� nel 2010 varia dal 54% dell'India al 71% della Cina, rispetto al 44% dell'Italia. Il tasso di disoccupazione registra delle differenze meno forti: Russa e Brasile si discostano poco dal dato italiano (pari all'8,4%), mentre la Cina rimane attorno al 4%.
Negli ultimi due decenni il mercato del lavoro ha seguito percorsi diversi fra i paesi Brics: in Cina e in India il tasso di occupazione � diminuito progressivamente, perdendo negli anni 4-5 punti percentuali; Brasile e Russia, invece, dopo una contrazione del mercato durante tutti gli anni '90, hanno accelerato il loro percorso di crescita a partire dagli inizi del nuovo millennio.
In questo contesto, il Sudafrica presenta tutt'altre caratteristiche: il tasso di occupazione, infatti, si mantiene su livelli molto bassi, e, nonostante alcuni anni di relativa crescita, nel 2010 supera appena il 39%. Parallelamente il tasso di disoccupazione registra valori allarmanti, con un lavoratore su 4 alla ricerca di occupazione.
Molto diversa dalla situazione italiana anche la struttura economico-lavorativa dei Brics. Se prendiamo come riferimento il nostro paese, con il 68% di occupati impiegati nel settore dei servizi, il 29% nell'industria e il 4% nell'agricoltura, l'India rappresenta l'estremo opposto: � caratterizzata da un sistema produttivo essenzialmente agricolo, con una percentuale di occupati in questo settore superiore al 50% e una quota di occupati nell'industria pari al 22%. A seguire la Cina, con una quota di lavoratori in agricoltura molto elevata (40%), ma una buona percentuale di occupati nell'industria (27%). Il Brasile, invece, si caratterizza per una percentuale elevata di impiegati nel settore terziario (61%), a scapito del settore industriale (22%). Russia e Sudafrica si avvicinano maggiormente alla struttura dei mercati occidentali, con percentuali di occupati nell'agricoltura inferiori al 10% e di occupati nel terziario superiore al 60%.
I Brics si caratterizzano anche per una diversa partecipazione al mercato del lavoro di giovani e donne. Nel 2010 in Cina, Russia e Brasile, il tasso di occupazione femminile supera il 50% (34% in Italia), mentre in India e in Sudafrica il livello si mantiene pi� modesto (rispettivamente 28% e 32%). Ma ci� che vale la pena di sottolineare � il rapporto fra generi. Se in Italia il gap uomo-donna raggiunge i 21 punti percentuali, in Cina e in Russia rimane attorno agli 11-13 punti. Il Sudafrica e il Brasile si mantengono sui livelli italiani, mentre in India le disparit� raggiungono valori allarmanti: nel 2010 il gap supera i 50 punti percentuali.
Il tasso di attivit� giovanile, che misura il livello di partecipazione al mercato del lavoro e che comprende occupati e disoccupati, � particolarmente elevato in Cina e in Brasile, dove supera il 60%, si mantiene pi� contenuto in India e in Russia (38-44%), mentre in Sudafrica scende ai livelli italiani (27%). Negli ultimi anni i tassi sono diminuiti in tutti i paesi, ad eccezione del Brasile, dove � stato registrato un calo di soli 3 punti percentuali, rispetto ai 17-18 punti di Italia e Cina. A tal proposito, vale la pena sottolineare che il tasso di attivit� giovanile � inversamente proporzionale al livello di partecipazione dei giovani al sistema educativo: pi� alto � il tasso di attivit�, meno giovani sono inseriti nei percorsi scolastici.
Va tuttavia sottolineato, che in alcuni paesi l'occupazione informale assume un peso rilevante: molti lavoratori svolgono un'occupazione senza protezioni legali e sociali, che in Italia potrebbe ricadere nel campo del lavoro nero o sommerso. Secondo le definizioni dell'International Labour Organization questo fenomeno comprende sia i lavoratori in aziende appartenenti al settore informale (aziende non registrate), sia gli occupati in aziende del settore formale ma senza regolare contratto. L'occupazione informale raggiunge livelli particolarmente allarmanti in Brasile e in India, dove rappresenta il 42% e l'84% degli occupati.
(Figura 14.1.4)
I cambiamenti socio-culturali
Sul piano delle condizioni socio-culturali, i Brics hanno fatto grossi passi in avanti, ma permangono forti criticit�.
Il livello culturale della popolazione � migliorato in modo diffuso, anche se le differenze fra i vari paesi rimangono marcate. Attualmente il tasso di alfabetizzazione, calcolato secondo la definizione UNESCO
(Nota 2), supera il 99% in Russia, il 94% in Cina e il 90% in Brasile. Fra questi, la Cina � riuscita ad ottenere i progressi pi� significativi: dal 1980 al 2010, la quota di persone alfabetizzate � cresciuta di circa 30 punti percentuali. Anche l'India nel corso degli anni ha migliorato il proprio livello educativo, ma i risultati raggiunti rimangono ben al di sotto degli altri paesi emergenti: il tasso di alfabetizzazione, infatti, si ferma al 63%, anche se dal 1980 � aumentato di 22 punti percentuali.
Per quanto riguarda, invece, l'istruzione terziaria (ISCED 5-6, ossia laurea e i titoli superiori), fra i paesi Brics spicca la Russia, con pi� di 6.500 studenti ogni 100mila abitanti: questo valore � superiore a molti paesi europei, tra cui l'Italia che si attesta attorno ai 3.400 studenti. Il Brasile presenta una quota di studenti iscritti all'educazione terziaria simile al livello italiano (circa 3.150 studenti), mentre Cina e India sembrano pi� in ritardo, con tassi che si fermano rispettivamente a 2.340 e 1.580 studenti ogni 100mila abitanti. Al di la dei risultati attualmente raggiunti, risulta interessante osservare i cambiamenti intercorsi negli ultimi anni. In Italia, la quota di studenti iscritti all'istruzione terziaria rapportata alla popolazione � rimasta pressoch� costante, variando dai 3.134 studenti del 2000 ai 3.396 del 2008; i Brics, invece, hanno avuto uno sviluppo pi� marcato, lasciando presupporre per gli anni a venire ulteriori progressi: dal 2000 al 2009 il numero di studenti � aumentato del 51% in Russia, del 73% in India, � quasi raddoppiato in Brasile e addirittura quadruplicato in Cina. Si tratta quindi di popolazioni sempre pi� istruite che possono diventare partner importanti per lo sviluppo dei paesi occidentali, prima fra tutti l'Italia e il Veneto.
Nonostante il miglioramento del livello di istruzione, nei paesi Brics permangono alcune criticit� sul fronte della povert� e della redistribuzione del reddito. In particolare, Brasile e Sudafrica si caratterizzano per una forte disparit� dei redditi: l'indice di Gini, che varia da 0 a 100 dove 0 rappresenta la pura equidistribuzione e 100 la massima disomogeneit�, assume valori molto elevati, pari rispettivamente a 53,9 e 67,4. Tuttavia, mentre in Brasile le disparit� stanno lentamente diminuendo, in Sudafrica sono tuttora in crescita. Gli squilibri sono in aumento anche in India e in Cina, ma l'indice di Gini si mantiene su valori pi� contenuti (32-35), non molto dissimili da quelli registrati in Italia. Ci� che caratterizza questi due paesi �, invece, la percentuale di poveri: in India, il 42% della popolazione vive con meno di 1,25$ al giorno, soglia comunemente individuata per il calcolo della povert� estrema, mentre il 76% vive con meno di 2$. Fino alla seconda met� degli anni '90, anche la Cina si caratterizzava per una quota di poveri molto elevata (il 74% nel 1995 viveva con meno di 2$ al giorno), ma a differenza dell'India, la situazione � decisamente migliorata: nel 2005 solamente 16 persone su 100 si trovano al di sotto della soglia di povert� estrema di 1,25$ al giorno, mentre 36 vivono con meno di 2$.
(Figura 14.1.5)
Gli altri paesi sulla cresta dell'onda
I paesi del Nord Africa
Grazie alla prossimit� geografica, il Nord Africa (Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia) rappresenta un ottimo bacino di scambi economici e commerciali con il nostro paese. Prima delle sollevazioni socio-politiche susseguitesi nel 2011, questi paesi stavano attraversando un favorevole periodo di sviluppo economico, con valori del prodotto interno lordo in crescita mediamente del 4%. Per fare solo qualche esempio, fra il 2003 e il 2005 l'Algeria � cresciuta con tassi compresi fra il 5 e il 7%, negli stessi anni la Libia ha superato il 10%, l'Egitto nel 2008 ha toccato il 7%, cos� come il Marocco nel 2006 ha sfiorato l'8%. La cosiddetta "primavera araba" ha in parte frenato questo periodo di crescita, ma le stime per i prossimi anni parlano di una rapida ripresa dell'economia.
Tuttavia, nonostante questo periodo di forte sviluppo economico, il pil procapite si mantiene ben al di sotto delle economie avanzate: se in Italia ad ogni abitante corrispondono poco meno di 30mila dollari
(Nota 3) a parit� di potere d'acquisto, nei paesi del Nord Africa, ad eccezione della Libia, non si va oltre i 10mila.
Passando ora agli aspetti pi� strettamente sociali, la situazione si presenta molto variegata fra i paesi del Nord Africa. Innanzitutto si tratta di territori molto diversi dal punto demografico: l'Egitto � lo stato pi� popoloso con circa 81 milioni di abitanti, mentre all'estremo opposto troviamo la Libia che si ferma a 6. Sono comunque popolazioni piuttosto giovani, con una quota di ragazzi in et� 0-14 anni che varia dal 23% della Tunisia al 32% dell'Egitto (in Italia � pari al 14%).
Un altro aspetto che distingue i paesi nordafricani � la distribuzione della popolazione fra campagna e citt�. Tale indicatore � utile per descrivere lo stadio della transizione di un paese da un'economia prettamente agricola ad una pi� industrializzata. Fra tutti, la Libia � sicuramente il territorio pi� urbanizzato: la percentuale di abitanti che vivono nelle citt� ha superato il 77% nel 2010, ma gi� a partire dalla met� degli anni '80 aveva raggiunto il 75%. Anche Algeria e Tunisia presentano alti livelli di urbanizzazione, mentre il Marocco e soprattutto l'Egitto rimangono ancora territori prevalentemente rurali.
Pur con livelli diversi, gli stati nordafricani presentano tassi di alfabetizzazione piuttosto bassi: nel 2010, il tasso di alfabetizzazione sfiora il 90% solo in Libia, ma, ad esempio, in Marocco si ferma al 56%. In quest'ultimo paese � limitata anche la quota di studenti iscritti all'istruzione terziaria, mentre negli altri stati � pi� alta, avvicinandosi ai livelli dei paesi avanzati.
Infine, i tassi di occupazione della popolazione di 15 anni e pi� si mantengono all'interno di un intervallo compreso fra il 39% dell'Algeria e il 49% della Libia. Pi� allarmanti sono i livelli di disoccupazione soprattutto dei giovani, con valori superiori al 22%, ma che sfiorano il 31% in Tunisia.
(Tabella 14.1.1)
I paesi arabi del Golfo
I paesi appartenenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Oman e Bahrain) sono notoriamente paesi ricchi di risorse energetiche, che hanno intrapreso un buon percorso di crescita negli ultimi decenni. Tuttavia, la forte dipendenza dell'economia nazionale dall'estrazione di energie non rinnovabili, ha portato molti governi a prevedere importanti politiche di diversificazione nella produzione di ricchezza, puntando soprattutto su infrastrutture, turismo e in pi� in generale sul settore dei servizi.
Le dinamiche economiche del primo decennio del 2000 sono state molto vivaci. Il prodotto interno lordo del Qatar � cresciuto mediamente del 13%, con picchi del 26% nel 2006. L'Oman nel 2008 ha segnato un +13%, mentre il Kuwait dal 2003 al 2005 si � mantenuto costantemente su tassi di crescita a due cifre, cos� come gli Emirati Arabi. La ricchezza di questi paesi emerge anche analizzando il pil pro capite a parit� di potere d'acquisto: in Qatar supera gli 88 mila dollari per abitante, negli Emirati Arabi i 46 mila dollari e in Kuwait sfiora i 39 mila.
Si tratta comunque di territori poco popolosi: l'Arabia Saudita raggiunge da sola i 27,4 milioni di abitanti, mentre gli altri paesi nel complesso superano appena i 16 milioni. Oltre ad essere lo stato pi� popoloso, l'Arabia Saudita � anche lo stato pi� giovane: quasi un terzo della sua popolazione ha meno di 15 anni. A seguire troviamo l'Oman e il Kuwait, mentre il Qatar e gli Emirati Arabi presentano una struttura demografica pi� sbilanciata verso le classi d'et� centrali: pi� del 70% della popolazione ha un'et� compresa fra i 15 e i 44 anni.
I paesi che si affacciano sul Golfo hanno seguito percorsi di sviluppo urbano molto diversi, raggiungendo per� traguardi simili: il grado di urbanizzazione �, infatti, piuttosto elevato, superiore anche al 98% (Kuwait e Qatar). Diversi, invece, i tempi dello sviluppo: alcuni paesi hanno concluso la transizione da societ� rurale a societ� urbana gi� da qualche decennio (il Bahrain, ad esempio, attorno agli anni '60, il Kuwait negli anni '80), mentre altri sembrano tuttora in fase evolutiva (Arabia Saudita ed Emirati Arabi).
L'alto grado di urbanizzazione ha sicuramente influenzato lo sviluppo socio culturale. L'istruzione di base � piuttosto diffusa, con tassi di alfabetizzazione superiori in molti casi al 90%; mentre nel settore dell'istruzione terziaria, solamente l'Arabia Saudita raggiunge i livelli dei paesi pi� avanzati. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, occupazione elevata e disoccupazione contenuta sono gli elementi comuni a questo gruppo di paesi.
(Tabella 14.1.2)
I paesi latino americani
Oltre al Brasile, anche altri paesi dell'America latina (Cile, Colombia, Messico, Per�) hanno intrapreso un percorso di crescita particolarmente sostenuto. In particolare, il Messico rappresenta la seconda economia dell'America latina ed � considerato un partner emergente per gli scambi internazionali. Il prodotto interno lordo � cresciuto velocemente verso la met� degli anni 2000, subendo per� nel 2009 gli effetti della crisi economica mondiale. Anche il Cile e la Colombia sono economie molto dinamiche, con tassi di crescita che fra il 2004 e il 2007 hanno sfiorato il 7%. Ancora pi� brillanti le performance del Per�, che nel 2008 ha visto crescere il proprio prodotto interno lordo di quasi il 10%. Tuttavia, la caratteristica che sicuramente accomuna questi paesi � la capacit� di ripresa dimostrata a seguito della crisi economica: gi� nel 2010 hanno saputo recuperare le significative perdite registrate durante l'anno precedente.
Dal punto di vista demografico, il Messico conta pi� di 113 milioni di abitanti, mentre gli altri paesi sono di dimensioni pi� ridotte, variando dai 17 milioni del Cile ai 46 della Colombia. Come per gli altri paesi emergenti, la popolazione � molto giovane: la quota di ragazzi in et� 0-14 anni oscilla fra il 22% del Cile e il 30% del Per�, mentre la quota di persone in et� 15-44 anni si mantiene attorno al 46-48%. La popolazione vive prevalentemente nelle citt�, con tassi di urbanizzazione elevati soprattutto in Cile (89%), ma le previsioni per gli anni a venire presentano tassi ancora in crescita.
Generalmente buono l'andamento dell'occupazione: il mercato del lavoro � particolarmente brillante in Per�, con un tasso di occupazione che nel 2010 supera il 71% e con un tasso di disoccupazione pari al 6,3%. Il Messico presenta tassi di occupazione meno elevati, ma la disoccupazione supera appena il 5%. In Cile e in Colombia la quota di disoccupati � leggermente superiore (8-12%), ma il trend � in miglioramento.
L'istruzione di base � molto soddisfacente: il tasso di alfabetizzazione varia dal 90% del Per� al 99% del Cile. Quest'ultimo paese si caratterizza anche per un elevato numero di iscritti a corsi di istruzione superiore: circa 5.200 ogni 100mila abitanti.
I paesi del Sud Est asiatico
Infine, passiamo ad esaminare i paesi del Sud Est asiatico (Indonesia, Malesia, Filippine, Tailandia, Vietnam). La crisi dei mercati asiatici del 1997-98 ha profondamente scosso questa regione, provocando un forte periodo di recessione: il prodotto interno lordo nel 1998 � diminuito del 13% in Indonesia e dell'11% in Tailandia. In questo contesto, gli stati del Sud Est asiatico hanno compiuto grossi sforzi per tornare a primeggiare negli scenari internazionali, raggiungendo ottimi livelli di sviluppo.
A partire dal 2000, Indonesia e Vietnam hanno registrato ritmi di crescita compresi fra il 5 e il 7%, senza risentire della crisi economica del 2009. Anche le Filippine si sono mosse sempre in territorio positivo, nonostante nel 2009 il Pil sia cresciuto solamente di un punto percentuale. Malesia e Tailandia, invece, hanno pagato di pi� gli effetti della crisi e dopo anni di crescita economica hanno subito una battuta d'arresto proprio nel 2009. Nel 2010 hanno comunque ripreso a crescere con tassi di sviluppo degli altri paesi asiatici.
Lo sviluppo economico non ha per� risolto i problemi di equit� sociale. Innanzitutto si pu� osservare come il prodotto interno lordo pro-capite rimanga piuttosto basso: supera i 20mila dollari per abitante solamente in Malesia, ma in Indonesia, Filippine e Vietnam non va oltre i 7mila dollari. Un altro indicatore molto significativo � il coefficiente di Gini, che come descritto nei paragrafi precedenti misura le disparit� nella distribuzione dei redditi: proprio in Malesia raggiunge il 46,2, ma supera il 40 anche in Tailandia e nelle Filippine. La ricchezza prodotta non � dunque accessibile a tutti, ma al contrario crea una pesante disuguaglianza fra la popolazione.
Per quanto riguarda la demografia del territorio, l'Indonesia, con i suoi 240 milioni di abitanti, � il quarto paese pi� popoloso del mondo, dopo Cina, India e Stati Uniti. Filippine e Vietnam rimangono sui 90 milioni di abitanti, mentre la Malesia � lo stato meno popoloso dei cinque qui considerati con 28,4 milioni di persone. La percentuale di popolazione che vive nelle aree urbane indica percorsi di crescita molto diversi dagli altri paesi emergenti precedentemente descritti. Infatti, solo la Malesia raggiunge un tasso di urbanizzazione pari al 72%, Indonesia e Filippine si fermano attorno al 50%, mentre in Vietnam e in Tailandia solamente una persona su tre vive in citt�.
I livelli educativi raggiungono buoni risultati con tassi di alfabetizzazione ovunque superiori al 90% e un numero di studenti iscritti all'istruzione terziaria che raggiunge le 3.000 unit� per 100mila abitanti nelle Filippine e in Tailandia.