Sistema Statistico Regionale
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L'OCCUPAZIONE MASCHILE E FEMMINILE IN VENETO NEL 2023

 

La parità di genere è una delle priorità trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) a tutte le 6 missioni che ne formano l'infrastruttura portante ed è il quinto goal dell'Agenda 2030, un goal che con i suoi target non si limita a voler sradicare la discriminazione e la violenza contro le donne, ma a garantirne la parità nel senso più ampio. Con uguaglianza di genere si intende l'uguaglianza tra uomini e donne in merito ad aspetti della vita economica, lavorativa e sociale.
La fotografia scattata nell'ultimo Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile, relativa al biennio 2020-2021, nelle aziende, sia pubbliche che private, con più di 50 dipendenti, elaborato dall'Ufficio regionale della Consigliera di Parità in collaborazione con il nostro Ufficio di Statistica della Regione del Veneto, ci aiuta a fare il punto sulla parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro. Questa edizione consente di avere una fotografia sempre più nitida, dato che, a seguito delle ultime integrazioni normative (L.162/2021), si è ampliata la platea dei soggetti tenuti alla compilazione del report biennale, coinvolgendo le aziende con più di 50 dipendenti, e, su base volontaria, quelle di minori dimensioni (mentre nei rapporti precedenti venivano prese in considerazione le aziende con più di 100 dipendenti).
Il Rapporto consente di cogliere luci e ombre e alcune dinamiche in corso. Secondo i dati Istat, sebbene sia la crisi economica che la pandemia abbiano in questi anni frenato un po' il trend crescente, il processo di emancipazione femminile si è evoluto e in trent'anni il gap occupazionale di genere è dimezzato: dagli oltre trenta punti percentuali di differenza fra tasso di occupazione maschile e femminile, a vantaggio degli uomini, registrati a inizi anni novanta, oggi si passa a contare meno di sedici punti e nel 2022 la quota di lavoratrici venete ha raggiunto il 59,8%. Anche i dati raccolti e elaborati nell'ultimo Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile nelle aziende operanti nel territorio veneto registrano questa tendenza.
Per il biennio 2020/2021 le aziende rispondenti all'indagine che operano nel territorio veneto sono state 3.272, per un totale di 631mila occupati alla fine del 2021, di cui il 45% femmine.
Scendendo nel dettaglio: l'indagine permette di rispondere ad alcune importanti domande, ne vengono esposte qui alcune.
La prima domanda è quella se vengono offerte le stesse opportunità lavorative fra uomini e donne: mediante i dati rilevati, si può rispondere in sintesi che aumenta la partecipazione nel mercato del lavoro delle donne e aumentano anche le donne in ruoli apicali (+5,6% in un anno), ma rispetto agli uomini i contratti sono più precari e le chances di fare carriera restano minori.
Un'altra domanda è sulla mobilità lavorativa. I risultati dell'indagine mettono in evidenza il carattere più mobile del lavoro femminile. Fra tutti gli occupati con contratto part time le donne sono l'80,2% contro lo scarso 20% degli uomini e nel settore degli alberghi e ristoranti oltre i due terzi delle donne che lavorano sono a orario ridotto; il 44% delle cessazioni lavorative femminili è dovuta alla scadenza del contratto; le lavoratrici che hanno trasformato l'orario di lavoro da tempo parziale a pieno o viceversa sono tre e quattro volte in più dei loro colleghi.

 
 

Un'altra domanda interessante riguarda l'offerta aziendale, altra novità di questa edizione, poichè quest'indagine raccoglie anche dati sugli strumenti di welfare adottati dalle aziende, non presenti nei report precedenti, che permettono di restituire una fotografia dei diversi modi di vivere in azienda da parte delle donne e degli uomini. Di seguito le differenze più significative per genere emerse:  
 

  1. gli uomini vengono principalmente selezionati con colloqui o tramite scuola, mentre le donne mediante concorsi e social;
  2. le aziende con maggiore presenza femminile offrono più strumenti di conciliazione vita-lavoro, come ad esempio i servizi di nido aziendale o i trasferimenti di sede;
  3. per le progressioni di carriera la valutazione delle performance è il metodo più utilizzato nelle aziende a prevalenza maschile, mentre la valutazione dei titoli acquisiti è più presente nelle aziende con un tasso di femminilizzazione più elevato;
  4. le aziende con un alto tasso di femminilizzazione mettono a disposizione più spesso delle altre gli sportelli di ascolto-supporto psicologico.

 

Infine, un'ultima domanda importante: quanto pesano le differenze salariali in Veneto per genere?

 

Dall'indagine emerge che i lavoratori dipendenti guadagnano al lordo in media all'ora 23 euro contro i 17 euro delle donne, ovvero la donna si ferma al 73% della retribuzione oraria media erogata alla componente maschile. Si evidenzia che altra innovazione quest'anno, sotto il profilo della rilevazione dei dati, è quella che si dispone della retribuzione media oraria che consente di misurare l'esistenza del gap retributivo al netto dell'effetto "part time". Nei precedenti rapporti, il dato scontava dell'effetto dei lavoratori a part time che sappiamo essere prevalentemente donne. Il dato consente anche una comparazione per ruolo e mostra che il differenziale retributivo è presente a parità di ciascun livello, soprattutto tra le figure dirigenziali dove si conferma il fatto che le donne guadagnano meno degli uomini. Inoltre, in qualsiasi provincia le donne sono pagate meno degli uomini e in tutti i settori gli uomini guadagnano di più delle donne.

 
 

E' possibile consultare il volume completo a QUESTO LINK