Sistema Statistico Regionale
VENEZIA - DORSODURO   Rio dei Tre Ponti 3494/A
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CAMBIAMENTI CLIMATICI

L'EMERGENZA, GLI OBIETTIVI E LE MISURE

I Cambiamenti Climatici (CC) rappresentano una delle emergenze più grandi da affrontare negli anni a venire. Nell'ultima Conferenza della Nazioni Unite sul Clima COP26 (novembre 2021), 197 Paesi hanno adottato il Glasgow Climate Pact, fissando un incremento massimo delle temperature medie non superiore a +1,5°C al fine di mitigare gli effetti più dannosi.
L'Unione europea, nell'ambito del Green Deal, si è data l'obiettivo di una riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030.
Dai dati sui capoluoghi di regione, emerge che, nel 2020 la temperatura media, pari a +15,8°C, presenta un'anomalia di +1,3°C rispetto al valore climatico 1971-2000 (periodo di riferimento per il calcolo di medie climatiche, denominato Normale Climatologica - CLINO).
In tutte le città italiane le anomalie di temperatura media sono positive e dovute a rialzi della temperatura, sia minima che massima: le più alte si rilevano a Perugia (+2,1°C), Roma (+2°C), Milano (+1,9°C), Bologna (+1,8°C) e Torino (+1,7°C). A Venezia tale anomalia risulta lievemente più contenuta, rimanendo entro +1°C.
Il 2020 si presenta come il secondo anno meno piovoso degli ultimi dieci, dopo il 2011, con una precipitazione totale annua di 673 mm (media delle stazioni osservate per le quali sono disponibili anche i dati 1971-2000). L'anomalia climatica che ne deriva rispetto al CLINO si attesta sui -90,9mm di precipitazioni. A Venezia tale anomalia sembra particolarmente accentuata in ragione di 627,9 mm di precipitazioni nel 2020 a fronte di un CLINO pari a 804,8 mm (-176,9 mm).


Sempre di più le notti tropicali

Relativamente al numero di giorni estivi e a quello di notti tropicali, prendendo in considerazione i soli capoluoghi di regione, nel 2020 si registra un'anomalia rispetto al CLINO rispettivamente di +15 giorni e +18 notti. A Venezia la medesima anomali si assesta su +8 giorni estivi e +16 notti tropicali.
Per quanto riguarda gli estremi di precipitazione, si osserva una certa eterogeneità tra le diverse zone territoriali. I giorni senza pioggia nel 2020 sono stati in media 293 nelle aree urbane esaminate, indicando un'anomalia media di +10 giorni sul CLINO. Venezia risulta essere in linea con la media generale, presentando esattamente +10 giorni senza precipitazioni nel 2020 rispetto alla media 1971-2020.
Nelle città italiane l'effetto dei cambiamenti climatici è particolarmente evidente in quanto questi possono accentuare le pressioni già presenti in queste aree dovute al consumo di suolo, di risorse naturali, di energia ed emissioni di gas inquinanti e climalteranti. Una conseguenza che si osserva è ad esempio sulle temperature, che presentano anomalie rispetto al valore climatico maggiori rispetto alle zone periferiche. Nel 2020 l'anomalia rispetto al CLINO, tra le città capoluogo, si attesta su +1,2 gradi. A Venezia tale nel 2020 si registra una temperatura media di 14,2 gradi, ovvero +1 grado rispetto alla media 1971-2020.
La qualità dell'aria nelle città è strettamente collegata alle concentrazioni di diversi inquinanti e, in particolare, delle polveri sottili (PM10 e PM2,5), del biossido d'azoto (NO2) e dell'ozono (O3). Osservando i superamenti dei limiti di legge per i tre inquinanti di cui sopra, si osserva una lieve flessione complessiva dal 2013 al 2020 per i comuni capoluogo, seppure permangano situazioni di criticità. A Venezia si registrano, nel 2020, 40 superamenti del limite di concentrazione giornaliero di 50µg/m3 (non dovrebbe essere superato più di 35 volte), nessun superamento dei limiti di NO2 (per effetto delle chiusure derivate dalla pandemia che hanno drasticamente ridotto il traffico stradale, principale causa emissiva di tale inquinante) e 4 superamenti del limite previsto per l'ozono (O3).
Un altro importante fattore legato ai cambiamenti climatici è quello della pressione sui corpi idrici e al loro sfruttamento sempre maggiore. Questo comporta delle criticità anche sule reti di distribuzione, spesso vetuste e con scarsa manutenzione con la conseguenza di un aumento nelle perdite di acqua.
Nel 2020, nelle città capoluogo di regione, a fronte di 2,4 miliardi di metri cubi di acqua immessi in rete (370 litri per abitante al giorno) ne sono stati erogati agli utenti finali soltanto 1,5 miliardi di metri cubi (236), con una perdita in distribuzione di 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2% dell'acqua immessa in rete (erano del 37,3% nel 2018). A Venezia, anche a causa della sua particolare configurazione fisica, tali perdite toccano il 42%.
In risposta alle pressioni esercitate sull'ambiente, è di fondamentale importanza mettere in atto una molteplicità di azioni di mitigazione e, tra queste anche il potenziamento delle aree verdi urbane.


Aree di forestazione urbana in aumento in tutti i capoluoghi

Da notare come la realizzazione di nuove aree verdi e di interventi di forestazione urbana e periurbana come misure di mitigazione del cambiamento climatico rientri all'interno di diversi programmi comunitari e nazionali, quali il Green deal europeo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il Programma sperimentale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano.
In particolare la linea di azione 2.3 del Pnrr promuove la rigenerazione di parchi urbani e giardini storici, definiti centri di "bellezza pubblica", e la linea 3.1 prevede la piantumazione di 6,6 milioni di alberi per 6.600 ettari di nuovi boschi urbani e periurbani.
La superficie complessiva delle aree verdi urbane è in continuo aumento: in media +0,4% all'anno dal 2011 (+0,6% nei capoluoghi metropolitani). Le aree verdi raggiungono la loro massima disponibilità nei capoluoghi del Nord-est (62,2 m2 per abitante, valore in continua lieve crescita dal 2011. Cresce inoltre nei capoluoghi la forestazione urbana e periurbana, che consiste nella creazione di nuovi boschi a sviluppo naturale, che hanno lo scopo di mitigare gli effetti più rilevanti delle alterazioni climatiche dell'ambiente urbano quali l'inquinamento atmosferico e l'aumento delle temperature.
La superficie dedicata alla forestazione urbana è pari a oltre 11,6 milioni di m2, ossia, in media, 30 m2 per ettaro di superficie urbanizzata. La distribuzione tra le città è piuttosto eterogenea: La maggior parte dei m2 di superfici adibite a foreste urbane sono concentrate in pochi capoluoghi e, in particolare, al Nord che presenta valori molto superiori a quelli delle altre ripartizioni: 71,2 m2 per ettaro nel Nord-est e 40,4 nel Nord-ovest, 13,1 nel Centro, 6,8 al Sud e 5,2 nelle Isole. Venezia in questo ambito si colloca su valori nettamente superiori rispetto a tutti gli altri capoluoghi, con 295m2 per ettaro, con una crescita costante nell'ultimo decennio.
In generale, resta di primaria importanza la valutazione dei cambiamenti climatici attraverso l'uso di appositi indicatori statistici, che includono dati ambientali, sociali ed economici e che misurano le cause antropiche dei cambiamenti stessi, gli impatti, ma anche le azioni per contrastarne le conseguenze e per adeguarsi a queste.
La Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa (UNECE) ha selezionato 44 indicatori che coinvolgono le aree connesse alle cause antropiche. Esse sono suddivise in determinanti (9 indicatori) ed emissioni di gas climalteranti (9), impatti sui sistemi antropici e naturali (13), risposte del sistema socio-economico per ridurre le cause dei cambiamenti climatici attraverso azioni di mitigazione (8) o per reagire alle loro conseguenze medianti azioni di adattamento (5).
Le misure statistiche hanno altresì importanza in ambito nazionale anche per il monitoraggio della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano per la Transizione ecologica (Pte).



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