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20 FEBBRAIO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE

Il 20 febbraio ricorre la giornata internazionale della giustizia sociale istituita dall'ONU con la quale si vuole ricordare che la ricerca della giustizia sociale per tutti è al cuore della missione globale di promuovere lo sviluppo e la dignità umana. Per valutare e confrontare il livello di giustizia sociale raggiunto dai Paesi, risulta utile dare uno sguardo al Social Justice Index (Indice di giustizia sociale), un indice che sintetizza diverse dimensioni: le politiche di prevenzione della povertà, l'equità nella formazione, l'accesso al mercato del lavoro, la coesione sociale e la non discriminazione, la giustizia intergenerazionale e la salute. A punteggio più elevato corrisponde una migliore condizione. L'ultima edizione di questo indice è del 2019 e ci permette di valutare la situazione pre-pandemia, in cui l'Italia si colloca nella parte bassa della graduatoria dei Paesi europei.



Le dimensioni che maggiormente contribuiscono a peggiorare l'indicatore complessivo in Italia sono soprattutto la giustizia intergenerazionale (penultima posizione tra i Paesi europei) e l'accesso al mercato del lavoro (terzultima); quella che invece dà un contributo positivo è la salute (terza posizione). La pandemia da coronavirus si è quindi abbattuta su un'Italia già disuguale in cui Oxfam(1) rileva che il 20% più ricco della popolazione detiene quasi il 70% della ricchezza nazionale, e il 20% più povero si spartisce l'1,3%. Gli effetti complessivi della pandemia sulle condizioni socioeconomiche di persone e famiglie hanno portato nel 2020 il 20% più povero a ritagliarsi appena lo 0,4% della ricchezza(2). Oxfam evidenzia alcune stime preliminari che segnalano la caduta del reddito medio dei lavoratori (-11,8%), l'aumento dei lavoratori poveri (working poor, +1,7%), la diminuzione del reddito disponibile delle famiglie (-6,1%)(3).

Per quanto riguarda l'incidenza della povertà, Istat ha diffuso le stime definitive per il 2020; le stime sono disponibili a livello nazionale e di area geografica, non a livello di singola regione, ma comunque offrono indicazioni per una lettura territoriale delle conseguenze che la crisi economica dovuta alla pandemia ha determinato sulle condizioni di vita delle famiglie. Secondo tali stime, nel 2020 in Italia salgono a oltre 2 milioni le famiglie in povertà assoluta(4), cui corrispondono circa 5,6 milioni di persone. L'incremento rispetto al 2019 è di 333mila famiglie povere in più in tutta Italia (+20%), per un totale di 1 milione di persone in più (+22% rispetto all'anno precedente).
Nelle regioni del Nord-est si stimano 366mila famiglie in povertà assoluta, circa 60mila in più rispetto alla situazione pre-pandemia, un aumento in linea con il dato nazionale (+20%). Si tratta di 947mila persone in gravi condizioni economiche, in crescita del 23% rispetto al 2019 (+179mila persone). La percentuale di famiglie in povertà assoluta sul totale delle famiglie sale pertanto dal 6% del 2019 al 7,1% (in Italia dal 6,4 al 7,7%), mantenendosi comunque su livelli inferiori al dato nazionale. Meno negativa la situazione nelle regioni del Centro (5,5% delle famiglie sono povere), il Mezzogiorno rimane in svantaggio con il 9,4% delle famiglie in stato di povertà assoluta.
Ma l'impatto più forte in termini di peggioramento del numero di poveri assoluti si è avuto nelle regioni del Nord-Ovest, che evidenziano un aumento dal 5,8% al 7,6% delle famiglie povere, raggiungendo livelli di povertà assoluta peggiori rispetto alla media nazionale, quando prima si attestavano a livelli inferiori.
In termini di individui, la povertà assoluta affligge il 9,4% della popolazione in Italia. Per le regioni del Nord-Est l'incidenza è l'8,2%, maggiore nel Nord-Ovest (9%), mentre al Centro è il 6,7% e al Sud sale all'11,1%.



Da rimarcare come nel 2020 ben più elevata sia la quota di minori in povertà, 13,5% contro il 9,4% delle persone in generale, che nelle regioni del Nord raggiunge il 14,4%. Inoltre, le famiglie composte solo da stranieri rappresentano un anello debole: in Italia il 26,7% è in povertà assoluta (rispetto al 6% delle famiglie di solo italiani), mentre nel Nord raggiungono il 28,4% (5,4% se soli italiani).




  1. Oxfam, "Disuguitalia", gennaio 2021.
  2. Oxfam, "La pandemia della disuguaglianza", gennaio 2022.
  3. Ibidem.
  4. Sono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile per consumi pari o inferiore al valore monetario di un paniere di beni e servizi che nel contesto italiano sono considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile ed evitare gravi forme di esclusione sociale (assunto come soglia di povertà assoluta). Il valore monetario del paniere di povertà assoluta si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune.