Sistema Statistico Regionale
VENEZIA - DORSODURO   Rio dei Tre Ponti 3494/A
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L'OCCUPAZIONE MASCHILE E FEMMINILE IN VENETO
NEL 2021

La parità di genere è una delle priorità trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) a tutte le 6 missioni che ne formano l'infrastruttura portante ed è il quinto goal dell'Agenda 2030, un goal che con i suoi target non si limita a voler sradicare la discriminazione e la violenza contro le donne, ma a garantirne la parità nel senso più ampio. Con uguaglianza di genere si intende l'uguaglianza tra uomini e donne in merito ad aspetti della vita economica, lavorativa e sociale.
La fotografia scattata nel Rapporto biennale 2018/19 sulla situazione del personale maschile e femminile nelle aziende, sia pubbliche che private, con più di 100 dipendenti, elaborato dall'Ufficio regionale della Consigliera di Parità in collaborazione con il nostro Ufficio di Statistica della Regione del Veneto, ci aiuta a fare il punto sulla parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro.
Il Rapporto consente di cogliere luci e ombre e alcune dinamiche in corso. Va precisato che i dati sono stati raccolti prima della pandemia da Covid-19, perciò una stima dell'impatto della crisi pandemica sulle dinamiche occupazionali e di genere nell'assetto sociale e produttivo del Veneto sarà possibile solo con il prossimo rapporto biennale.
Alla vigilia della pandemia l'occupazione femminile in Veneto registrava progressi nel percorso di riequilibrio tra i generi: secondo i dati Istat, sono in crescita sia le occupate nel complesso che quelle che ricoprono ruoli apicali. Nel 2019 la quota di lavoratrici venete ha raggiunto il 58,8%, posizionandosi 8 punti sopra la media nazionale; un quarto di secolo fa in Veneto la percentuale delle donne inserite nel mondo del lavoro sfiorava il 43%. Ciò a testimonianza dell'aumento della presenza femminile nel mondo del lavoro, ma anche il riconoscimento dell'apporto delle donne in termini di competenze, qualifiche, preparazione e responsabilità.
Anche i dati raccolti e elaborati nell'ultimo Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile nelle aziende medio-grandi operanti nel territorio veneto registrano questa tendenza. Ma scendiamo più nel dettaglio: l'indagine permette di rispondere ad alcune importanti domande.
La prima domanda è quella se ci sono le stesse opportunità lavorative fra uomini e donne: a questa domanda, mediante i dati rilevati, si può rispondere in sintesi che aumentano le donne in ruoli apicali, ma rispetto agli uomini i contratti sono più precari e le chances di fare carriera restano minori.
La seconda domanda è sulla mobilità lavorativa. I risultati dell'indagine mettono in evidenza il carattere più mobile del lavoro femminile. Le donne sono in part time nel 33,4% dei casi contro il 5,3% degli uomini e nel settore degli alberghi e ristoranti (settore in cui è elevata la presenza femminile) metà delle donne che lavorano sono a orario ridotto. Inoltre, il 51% delle cessazioni lavorative femminili è dovuto alla scadenza del contratto a fronte del 38,6% rilevato fra i colleghi maschi e le lavoratrici che hanno trasformato l'orario di lavoro da tempo parziale a pieno o viceversa sono quattro volte in più dei lavoratori uomini. Tutto ciò a segnale del perdurare del modello tradizionale di divisione dei ruoli nella famiglia.
Per quanto riguarda, poi, i ruoli apicali, sebbene in aumento, fra i lavoratori che ricoprono una carica dirigenziale, solo il 32% sono donne ed il 34% sono le rappresentanti fra i quadri, mentre le impiegate costituiscono il 58% di tutti gli impiegati.



Di conseguenza viene naturale farsi un'altra domanda: quanto pesano le differenze salariali in Veneto per genere?
Sulla retribuzione lorda media annua delle donne pesano sicuramente i profili aziendali più bassi e il più elevato ricorso al part time. Ma anche a parità di categoria gli uomini guadagnano mediamente di più delle donne e molto più alto è lo stipendio anche dei dirigenti uomini rispetto alle dirigenti donne. Dall'indagine risulta che in qualsiasi provincia, in qualsiasi ruolo e in qualsiasi settore gli uomini sono pagati di più delle donne

Concludendo: è evidente che c’è da fare ancora molta strada. Ridurre la disuguaglianza economica e favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro, anche con politiche attive per la conciliazione lavoro-famiglia, visto che ancora oggi a dedicarsi principalmente alla cura di figli e familiari cari sono le donne, sono tutti percorsi per giungere ad una piena coesione sociale e dunque migliorare la qualità della vita di ciascuno.



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