Sistema Statistico Regionale
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2020: L'IMPATTO DEL COVID-19 SUL MERCATO DEL LAVORO

La pandemia ha investito l'Italia ed il nostro sistema economico regionale quando finalmente aveva recuperato e superato anche i livelli occupazionali registrati prima della crisi del 2008. Il 2019 è stato un anno particolarmente positivo per la partecipazione al mercato del lavoro in Italia e nella nostra regione, ma l'emergenza sanitaria, a seguito della comparsa del Covid-19 a inizio anno, rappresenta un nuovo shock per l'economia con un pesante impatto sfavorevole anche sul mercato del lavoro. Giunti quasi alla fine dell'anno, vediamo gli effetti dell'impatto della pandemia sul lavoro in base ai dati disponibili ad oggi; bisognerà aspettare qualche altro mese per vedere gli effetti subiti in tutto l'anno 2020.
Secondo i dati appena usciti della Rilevazione sulle forze di lavoro, condotta da Istat, nel terzo trimestre 2020 le dinamiche del mercato del lavoro sono fortemente influenzate dalle perturbazioni indotte dall'emergenza sanitaria. In Veneto continuano a diminuire gli occupati ed aumentano fortemente i disoccupati.
Nella nostra regione, il numero di occupati scende dello 0,8% rispetto al secondo trimestre 2020, del 3,1% rispetto al primo trimestre e del 2,8% rispetto ad un anno fa; sono soprattutto le donne e i lavoratori indipendenti a soffrire maggiormente sia rispetto al trimestre precedente che ad un anno prima: rispetto ai dati registrati a fine giugno 2020 ci sono l'1,4% in meno di donne occupate ed il 9,5% in meno di lavoratori indipendenti, mentre rispetto al III trimestre 2019 le donne che lavorano calano del 4,7% e gli indipendenti dell'8,8%. Diminuisce progressivamente quindi anche il tasso di occupazione che ad oggi in Veneto è pari al 65,6% contro il 65,9% di tre mesi prima, il 67,4% registrato a fine marzo ed il 67,9% rilevato a fine giugno dell'anno scorso.
Le persone in cerca di lavoro crescono in misura significativa, soprattutto gli uomini, e sono nel complesso il 38,3% in più rispetto a quelle registrate a fine giugno, il 21,6% in più rispetto a quelle rilevate nei primi tre mesi dell'anno ed il 25,6% al di sopra di quelle che cercavano un anno prima. Di conseguenza il tasso di disoccupazione veneto aumenta e a fine settembre risulta pari al 6,4% contro il 4,7% di tre mesi prima, il 5,2% di inizio anno ed il 5,1% di un anno fa.
La situazione dei disoccupati va letta associandola anche ai dati degli inattivi in età lavorativa. Infatti, va considerato che tra il primo trimestre ed il secondo di quest'anno, mentre i disoccupati scendevano gli inattivi aumentavano, e nei mesi successivi, ovvero tra il secondo trimestre ed il terzo, si registra un aumento dei disoccupati e contemporaneamente una diminuzione degli inattivi. Sapendo che non troverebbero lavoro in questo periodo, molte persone non si inseriscono nel mercato del lavoro, passando così dal gruppo dei disoccupati a quello degli inattivi.



I dati pubblicati da Veneto Lavoro, che fornisce periodicamente le quantificazioni dell'impatto della pandemia sulla dinamica del lavoro nelle aziende private in Veneto (relativa ai contratti a tempo indeterminato, determinato e di apprendistato), ci aiutano ulteriormente a contestualizzare l'impatto del Covid sul nostro mercato del lavoro fornendo una panoramica aggiornata al mese di novembre.
Secondo gli ultimi dati pubblicati a dicembre, in Veneto l'effetto della pandemia nei primi undici mesi dell'anno ha comportato una riduzione pari a -37 mila posizioni di lavoro dipendente(1) rispetto a quanto accaduto nell'analogo periodo dell'anno precedente, caduta concentrata nei primi due trimestri e solo modestamente compensata nei mesi seguenti. Ciò è frutto della forte contrazione delle assunzioni che si è poi ripercossa ovviamente anche sulle cessazioni, soprattutto dei contratti a tempo determinato venuti a mancare in maniera prevalente nei settori legati al turismo. Complessivamente, rispetto ai primi undici mesi del 2019, nello stesso periodo quest'anno diminuiscono sia le assunzioni che le cessazioni, rispettivamente del 24% e del 19%.
In dettaglio, rispetto al 2019, le assunzioni nel secondo trimestre del 2020 si sono ridotte del 47%, mentre nel terzo, pure in presenza a settembre di un “raffreddamento” della tendenza al riallineamento, il gap è sceso a -8,3%; da ottobre, però, il differenziale torna a salire e l'andamento delle assunzioni di novembre risulta in flessione tendenziale del -22% quando ad ottobre era pari a -12%. I segnali di rallentamento della domanda di lavoro dopo la ripresa estiva erano già emersi a settembre 2020 e trovano nuove conferme con l'aggravarsi della situazione pandemica. Per tutti i contratti, esaurito il tempo della stagionalità estiva, emerge un raffreddamento della domanda.
Donne e giovani sono quelli più penalizzati. A livello provinciale il costo più alto viene pagato da Venezia, provincia dove le attività stagionali turistiche hanno un'incidenza maggiore, che registra in questi undici mesi del 2020 un decremento delle assunzioni del 35,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Seguono Belluno e Vicenza con -23%. Venezia e Belluno, inoltre, sono anche le uniche due province che nell'arco temporale gennaio-novembre 2020 presentano saldi negativi.
Il settore più colpito è quello turistico che, rispetto ai primi undici mesi del 2019, nel 2020 perde 14.400 posizioni di lavoro, il 39% della perdita complessiva regionale. Perdite significative si registrano anche nel metalmeccanico, nella logistica, nel commercio sia all'ingrosso che in quello al dettaglio, e nell'occhialeria. A novembre, per effetto degli andamenti stagionali, chiudono negativamente agricoltura e servizi turistici.



Le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate forniscono un'idea molto chiara della situazione emergenziale che stiamo affrontando(2); nel 2019 in Veneto la situazione era tornata ai livelli pre-crisi ed erano state concesse 17 milioni di ore, da gennaio a ottobre di quest'anno si contano ben oltre 302 milioni. Nel solo mese di aprile ne sono state autorizzate 113 milioni, in un solo mese sono state autorizzate quasi lo stesso numero di ore che sono state concesse in tutto l'arco del 2010, anno durante il quale la crisi economica è stata più dura. Dopo il boom di ore autorizzate ad aprile, nei mesi successivi l'effetto della pandemia ha proseguito registrando, comunque, dei dati via via minori, a conferma della ripresa dopo l'attenuazione delle misure di lockdown. Durante i mesi estivi, le ore concesse, pur mantenendosi su valori alti, diminuiscono progressivamente, ma a ottobre i valori tornano a salire: sono oltre 19 milioni le ore, il 37% in più di quelle di settembre.
A queste si aggiungono le ore concesse tramite i fondi di solidarietà ai lavoratori dipendenti di aziende appartenenti a settori non coperti dalla normativa in materia d'integrazione salariale: in Veneto si tratta di oltre 10 milioni di ore autorizzate ad ottobre che si aggiungono a quelle concesse nei mesi precedenti per un totale dall'inizio dell'anno di oltre 118 milioni (nel 2019, nel periodo gennaio-ottobre, erano appena 283.108).
Il settore che registra la congiuntura più sfavorevole è quello degli alberghi, dei pubblici esercizi e delle attività similari; per questi lavoratori, nel periodo gennaio-ottobre 2020 sono state concesse quasi 11 milioni di ore, oltre dieci volte le ore concesse in tutto il 2013, l'anno più duro della crisi economica per il settore (si pensi che nel solo mese di aprile 2020 sono state concesse il triplo delle ore di tutto il 2013).



Per completare il quadro, diamo uno sguardo anche ai dati relativi alle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 pervenute all'Inail. Dal primo gennaio al 31 ottobre 2020 nel Veneto si registrano circa 5.450 denunce, l’8,2% del totale nazionale. Donne e over 50 sono i più colpiti: rispettivamente, il 71% ed il 44% del totale. Verona è la provincia che registra più casi, il 27,2% delle denunce fatte nel territorio veneto, ed il settore che più soffre è la Sanità e assistenza sociale che assorbe il 78% delle denunce; in particolare si tratta di tecnici della salute (nel 34,8% dei casi, di cui l’86,2% sono infermieri) e dei professionisti qualificati nei servizi sanitari e sociali (nel 26,9% dei casi).
Si sottolinea che i dati sulle denunce di infortunio da Covid-19 che l’Inail mette a disposizione sono provvisori e il loro confronto con quelli osservati a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) richiede cautele, innanzitutto per la più ampia platea rilevata dall’ISS rispetto a quella Inail riferita ai soli lavoratori assicurati, e poi per la trattazione degli infortuni per i quali la procedura presenta maggiore complessità dato l’attuale contesto del tutto eccezionale e senza precedenti(3).


  1. Questo valore si ottiene facendo la differenza tra il saldo (dove per saldo si intende la differenza tra assunzioni e cessazioni) registrato nel periodo gennaio-novembre 2020 ed il saldo registrato nel medesimo periodo nel 2019.
  2. La Cassa Integrazione Guadagni è una prestazione finalizzata a sostituire o integrare la retribuzione ed è destinata ai lavoratori sospesi dal lavoro o che operano con orario ridotto a causa di difficoltà produttive dell'azienda.
  3. Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Inail, sarà comunque necessario attendere il consolidamento dei dati, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia. I dati Inail sono un sottoinsieme del fenomeno osservato a livello epidemiologico dall’ISS, non essendo oggetto della tutela assicurativa Inail, ad esempio, una specifica platea, anche particolarmente esposta al rischio contagio, come quella dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti. Le statistiche riportate hanno il fine di dare una conoscenza quantitativa e qualitativa del fenomeno coronavirus in termini di denunce pervenute all’Inail da parte dei datori di lavoro alla data del 31 ottobre 2020.