Sistema Statistico Regionale
VENEZIA - DORSODURO   Rio dei Tre Ponti 3494/A
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L’impatto del Covid sul lavoro

Secondo i dati aggiornati della Rilevazione sulle forze di lavoro, condotta da Istat, nel secondo trimestre 2020 le dinamiche del mercato del lavoro risentono in maniera ancora più significativa, rispetto al primo trimestre, degli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19. In Veneto diminuiscono sia gli occupati che i disoccupati e nel contempo aumentano fortemente gli inattivi in età lavorativa.
Nella nostra regione, il numero di occupati scende del 2,3% rispetto al primo trimestre 2020 e del 3,2% rispetto ad un anno fa; rispetto al II trimestre 2019 a diminuire fortemente sono soprattutto i lavoratori indipendenti (-8%), meno i dipendenti (-1,7%). Cala quindi anche il tasso di occupazione che ad oggi è pari al 65,9% contro il 67,4% registrato a fine marzo ed il 67,9% rilevato a fine giugno dell’anno scorso.
Le persone in cerca di lavoro sono il 12% in meno rispetto a quelle registrate nei primi tre mesi dell’anno e quasi il 20% in meno di quelle che cercavano un anno prima; di conseguenza il tasso di disoccupazione veneto scende al 4,7% rispetto al 5,6% del II trimestre 2019. E’ chiaro che in questo particolare momento la contrazione dei disoccupati va letta associandola all’aumento delle persone inattive: sapendo che non troverebbero lavoro in questo periodo, molte persone non si inseriscono nel mercato del lavoro, passando così dal gruppo dei disoccupati a quello degli inattivi. In Veneto a giugno si contano oltre il 10% in più di inattivi rispetto ad un anno prima ed il tasso di inattività cresce in questo periodo di quasi tre punti percentuali (da 27,9% a 30,8%).

Le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate forniscono un’idea molto chiara della situazione emergenziale che stiamo affrontando; in tutto il 2019 erano state concesse nella nostra regione 17 milioni di ore, nel solo mese di aprile ne sono state autorizzate 113 milioni (in un solo mese sono state autorizzate quasi lo stesso numero di ore che sono state concesse in tutto l’arco del 2010, anno durante il quale la crisi economica è stata più dura). Dopo il boom di ore autorizzate ad aprile prosegue nei mesi successivi l’effetto della pandemia: secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inps, in Veneto a luglio vengono autorizzate oltre 43.444.800 ore di cig, per un totale complessivo, dall’inizio dell’anno, pari ad oltre 244 milioni. A queste, si aggiungono le ore concesse tramite i fondi di solidarietà ai lavoratori dipendenti di aziende appartenenti a settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale: si tratta di quasi 18.400.000 ore autorizzate a luglio che si aggiungono a quelle concesse nei mesi precedenti per un totale dall’inizio dell’anno pari a 88.125.795 (nel 2019, nel periodo gennaio-luglio, erano appena 161.150).
Il settore che registra la congiuntura più sfavorevole è quello degli alberghi, dei pubblici esercizi e delle attività similari; per questi lavoratori, nel solo mese di aprile 2020 sono state concesse il triplo delle ore di tutto il 2013, l’anno più duro della crisi economica per il settore.

Si mette in evidenza che, secondo i dati pubblicati da Veneto Lavoro, che fornisce periodicamente le quantificazioni dell’impatto della pandemia sulla dinamica del lavoro nelle aziende private in Veneto, fortunatamente al 31 luglio si confermano i segnali di recupero rilevati nei mesi di maggio e giugno. Questi miglioramenti sono l'esito essenzialmente della progressiva ripresa delle assunzioni, anche per i ritardati reclutamenti nei settori le cui attività sono state bloccate per mesi. Rispetto all’anno scorso, le assunzioni registrate nel mese di luglio risultano inferiori del 6%, ma tra il 4 maggio ed il 30 giugno erano -25% rispetto lo stesso periodo del 2019 (ricordiamo che tra il 23 febbraio ed il 3 maggio, nel periodo di lockdown, la variazione era stata pari a -61%).
A livello provinciale il costo più alto viene pagato da Venezia e Verona, le due province dove le attività stagionali (turismo e/o agricoltura) hanno un’incidenza maggiore. Il settore turistico spiega da solo oltre la metà della contrazione occupazionale regionale: nel periodo dal 23 febbraio al 12 luglio 2020 le assunzioni sono crollate del 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.