Sistema Statistico Regionale
VENEZIA - DORSODURO   Rio dei Tre Ponti 3494/A
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Il mercato del lavoro nel primo trimestre del 2020

Secondo i dati aggiornati della Rilevazione sulle forze di lavoro, condotta da Istat, nel primo trimestre del 2020 emergono i primi effetti dell’emergenza sanitaria, anche se questi saranno più evidenti a partire dal prossimo trimestre. Il mercato del lavoro del Veneto si caratterizza per un livello di occupazione stabile, disoccupazione in calo, ma un tasso di inattività in aumento.
Nella nostra regione, il numero di occupati rimane invariato rispetto al primo trimestre del 2019, per effetto di un aumento della componente maschile (+0,5%) e una diminuzione di quella femminile (-0,5%). Il tasso di occupazione si attesta sui valori dell’anno precedente (67,4% rispetto al 67,5% del primo trimestre 2019), interrompendo la crescita registrata negli ultimi anni a parità di trimestre di osservazione.
La disoccupazione si conferma in diminuzione: nei primi tre mesi del 2020, le persone in cerca di lavoro sono il 17% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2019 e il tasso di disoccupazione scende di un punto percentuale (5,2% nel primo trimestre 2020). La contrazione dei disoccupati è molto più accentuata per gli uomini: -27% nel primo trimestre 2020 rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Si segnala, inoltre, che il tasso di disoccupazione degli uomini veneti ha raggiunto il 3,5%, tornando ai livelli di inizio crisi economica. Per le donne, invece, il trend decrescente è più lento. In Italia si è registrata la medesima variazione negativa del numero di disoccupati totale (-16% il confronto fra il primo trimestre 2020 e 2019), anche se si mantiene su livelli più alti (9,4% il tasso di disoccupazione).
I primi segnali di allerta arrivano dall’aumento dell’inattività: in Veneto, le persone che non lavorano e che non cercano lavoro sono cresciute del 2,8% nel primo trimestre 2020 rispetto al primo del 2019 (+2,2% in Italia), con un balzo in avanti del tasso di inattività di quasi un punto percentuale (da 28% a 28,8%). L’aumento degli inattivi, se associato ad un’occupazione stagnante e ad un tasso di disoccupazione in calo, può rappresentare un campanello d’allarme per il mercato del lavoro: in tempo di crisi, le persone non riuscendo a trovare lavoro smettono di cercarlo, passando così dal gruppo dei disoccupati a quello degli inattivi. L’analisi per settore di attività chiarisce meglio i termini del problema: i primi mesi del 2020 sono stati particolarmente gravi per il settore del commercio, degli alberghi e dei ristoranti, che ha impiegato il 13% degli occupati in meno rispetto ai primi mesi del 2019, così come il settore delle costruzioni (-6%). Industria in senso stretto e agricoltura hanno retto meglio lo shock (occupati rispettivamente +7% e +26%). Il calo occupazionale è dettato principalmente dalle mancate assunzioni dei lavoratori precari e stagionali.